…niente da fare…non gira.
non gira niente da lunedì scorso.
sono estremamente nervosa, irritabile, spesso ho episodi di pianto…
per fortuna si tratta di episodi brevi.
fatalità..o forse no…adesso stanno trasmettendo su Canale 5 il film La città della Gioia…l’avevo già visto. Non è male, ma il libro, come tutti i libri…è un’altra cosa.
Mi sono chiesta se dovevo scrivere un post sul Santo Padre…e mi sono chiesta cosa avrei potuto scrivere.
Certo, potrei scrivere che come sempre mi sento colpevole perchè abitando a Roma avrei potuto andare più spesso a vederlo in Piazza San Pietro… invece…è sempre stato Lui a venire da me.
I primi anni di pontificato si “allenava” a girare il mondo girando per le parrocchie di Roma. Ho cambiato casa e quartiere ben tre volte in quegli anni…e Lui…quasi mi fosse corso dietro…la prima volta fu alle scuole elementari di mio fratello..era stato eletto pontefice da poco, era la primavera del 1979.
Ci insegnarono una canzone in polacco…e lui giovane sorridente e felice l’ascoltò e ci disse che eravamo stati bravi.
Il suo italiano lo ricordo come quello che poi lo ha sempre accompagnato… velato con il suo specialissimo accento, in pratica ti ispira simpatia fin dalla prima parola.
Fu un incontro intimo…non c’era tanta gente, i bambini della scuola, i parenti e gli insegnanti, ognuno con la sua bandierina in mano….ricordo che ne avevano distribuite tante dei colori del Vaticano…giallo/bianca e alcune con i colori della polonia… in sintesi ricordo un mare ondeggiante bianco e giallo con alcune macchie rosse.
e ricordo che ero felice ed emozionata.
poi…fu la volta del mio successivo quartiere…non ci credeva nessuno che sarebbe venuto. Era uno dei peggiori quartieri della città…una zona più che malfamata. Ma aveva, anzi ha, un pregio: un parroco eccezionale.
Penso che tra la voglia del Papa di avvicinarsi alla gente e la forza del mio parroco che cercava ogni buon motivo per coinvolgere il quartiere alle attività della chiesa…insomma….con il senno di poi…son sicura che nulla avrebbe potuto impedire a quei due di organizzare la cosa.
ma ricordo quella mattina…avevano approssimativamente delimitato la strada che avrebbe percorso il Papa per raggiungere la chiesa (approposito… chiesa??? non c’era la chiesa…le funzioni venivano svolte in una sala che doveva essere adibita alle riunioni di …bho… sinceramente non si è mai capito bene a cosa servissero quelle costruzioni circolari), cioè..l’enorme piazzale antistante la “chiesa”.
….ricordo che all’inizio eravamo in pochi…un po’ per il tipo di quartiere…ideologie politiche, ignoranza, rabbia, menefreghismo…un po’ perchè non ci credeva nessuno che sarebbe veramente venuto.
Lui è sempre stato uno specialista dei viaggi nei quali non crede nessuno…quelli tipo “ma che ci và a fare? è pericoloso…” ma Lui…và dove lo porta il cuore…dove lo porta il suo grande amore per la gente, tutta la gente, bianchi neri rossi gialli, buoni cattivi, giovani vecchi…tutti insomma.
Cmq…appena arrivò…ero in prima fila…tra i pochi che speravano veramente (e poi…mia madre avrebbero dovuto legarla mani e piedi per non farla andare!!!) ma…appena si sparse la notizia del suo arrivo, ecco…penso che quando Gesù fece il discorso della montagna accadde la stessa cosa: la gente cominciava ad arrivare, sempre più numerosa, sempre di più. Perchè venivano? non lo sò…fede, curiosità, non sò che eravamo diventati veramente tanti e sò che oggi tutti quelli che c’erano lo ricorderanno.
poi…l’ultima volta …ormai il Papa era nel cuore di tutti…ed io ero ormai cresciuta.
Ero passata da mia madre prima di andare al lavoro e lei mi disse di fare un’altra strada perchè un tratto di Laurentina era stata chiusa per gestire il traffico, quella volta mancai all’appuntamento Santo Padre ed oggi..me ne rammarico.
In pratica ormai eravamo abituati a vedere la città bloccata qua e là perchè Lui girava sempre.
poi…ha ampliato i suoi orizzonti e la sua città è diventata il mondo intero.
Ha regalato l’emozione della Sua presenza a tanti fedeli e non fedeli, ha portato la Sua voglia di pace, il suo candore, la forza interiore di una gioventù che gli anni non hanno oscurato.
Ricordo che mia madre acquistò uno dei suoi primi libri…non giurerei che fosse il primo: La bottega dell’orefice.
Una serie di metidazioni sull’amore e il matrimonio…sai caro Papa, penso che lo rileggerò. Sono passati tanti tanti tanti anni…e nella mia vita sono accadute tante tante tante cose…rileggerò quel libro…e capirò tante cose che non avevo capito.
In pratica è come se Tu parlassi di nuovo con me in questo momento.
Anche se stai male, quando sarà arrivato il momento, Ti immagino
raggiungere Madre Teresa, Padre Pio…tutti quelli che hai santificato nel Tuo pontificato…adesso al tg dicono che Ti stai spegnendo.
No…Tu ti stai accendendo…Ti accendi tra le stelle del cielo.
Sono contenta che adesso hai vicino un Tuo caro amico…è bello avere accanto amici veri quando ne abbiamo bisogno.
Approposito…non Ti ho mai ringraziato: grazie per la benedizione del mio matrimonio…ha funzionato!!tanti direbbero di no, visto come stanno finendo le cose, ma sai cosa penso? Finchè dura è veramente fecondato di grazia. C’è stato tanto amore, tanta gioia per tanti anni…sono stata fortunata…in fondo se fosse andata così fino alla fine sarebbe stato perfetto…e l’umano stato è imperfetto, giusto?
Ma ora…bando alle malinconie….Tu sei stato sempre pieno di vita e sorrisi, sempre…ed ora scrivere di Te così a ruota libera…mi ha riportato serenità. Stai per partire per il Tuo ultimo viaggio, la Tua meta preferita.
Grazie per essere stato con noi TU esattamente come sei TU
Buon viaggio dolcissimo Padre.
Anand nagar…la città della gioia
…è strano che oggi abbia ripensato a questo libro…o forse non è strano per niente….
……
Una mattina due portatori vi deposero un uomo barbuto con i capelli irsuti coperti di cenere.
Era legato a una sedia e non aveva nè gambe nè mani. Era monco e lebbroso. E tuttavia, dal suo viso giovanile irradiava una gioia sorprendente in un simile sventurato.
“grande fratello Paul, mi chiamo Anouar” dichiarò. ” Bisogna che tu mi curi, vedi sono molto malato.”
Lo sguardo gli cadde allora sull’immagine della Sacra Sindone.
“Chi è?” chiese sorpreso.
“E’ Gesù”
Il lebbroso parve incredulo.
“Gesù? No, non è possibile. NOn assomiglia a quell’altro. Perchè il tuo Gesù ha gli occhi chiusi e l’aria così triste?”
Paul Lambert sapeva che l’iconografia indiana riproduceva abbondantemente l’immagine di un Cristo biondo con gli occhi azzurri, trionfante e colorato come gli dei del panteon indù.
“Ha sofferto” disse.
Il sacerdote sentì che bisognava spiegare meglio. Una delle figlie di Margareta venne a tradurre le sue parole in bengalese.
“Se ha gli occhi chiusi, è per vederci meglio” riprese. “E’ anche perchè noi lo possiamo guardare meglio. Forse non oseremmo se avesse gli occhi aperti. Perchè i nostri occhi non sono occhi puri, e neanche i nostri cuori, e noi siamo in gran parte responsabili delle sue sofferenze. Se soffre, è a causa mia, tua causa di tutti noi. A causa dei nostri peccati, del male che facciamo. Ma lui ci ama talmente che ci perdona. Vuole che lo guardiamo, ecco perchè chiude gli occhi. E i suoi occhi chiusi m’invitano a chiudere anche i miei, a pregare, a guardare Dio dentro di me…e anche dentro di te. E ad amarlo. E a fare come lui, a perdonare tutti, e ad amare tutti. Ad amare soprattutto quelli che soffrono come Lui. Ad amare te che soffri come Lui…”
Una bambina vestita di stracci che era rimasta nascosta dietro la sedia del monco lebbroso andò a deporre un bacio sull’immagine e la accarezzò con la manina. Dopo essersi portata tre dita alla fronte, mormorò:
“Ki koshto! Come soffre!”
Il lebbroso sembrava commosso. Gli occhi neri gli si erano fatti lucidi.
“Soffre” disse ancora Lambert “Eppure non vuole che piangiamo su di Lui. Ma su coloro che soffrono oggi. Perchè Lui soffre con loro. Soffre nel loro corpo come nel cuore degli isolati, dei derelitti, dei disprezzati, come nella mente dei pazzi, dei nevrotici, degli squilibrati. E’ per questo, capisci, che amo questa immagine.Perchè mi ricorda tutte queste cose”
Il lebbroso tentennò il capo con aria pensierosa, poi alzò il moncherino verso l’icona.
“Grande fratello Paul, il tuo Gesù è molto più bello di quello delle immagini sacre”.
….
La città della gioia – D. Lapierre
Un libro “sull’epopea dell’eroismo, dell’amore e della fede; uno splendido tributo alla capacità dell’uomo di superare le avversità e di sopravvivere a qualunque catastrofe. (…) Ho imparato come le persone possano vivere insieme a topi, scorpioni ed insetti, sopravvivere con pochi cucchiai di riso e una o due banane al giorno, fare ore di code per usare le latrine, lavarsi con meno di mezzo litro d’acqua, accendere un fiammifero in pieno monsone, dividere le loro abitazioni con un gruppo di eunuchi.
…Un’esperienza che ha cambiato la mia vita. Dopo essermi trovato a faccia a faccia con i veri problemi dell’esistenza – fame, malattie, mancanza assoluta di attrezzature mediche, disoccupazione – ho smesso di lottare per cose banali come un parcheggio, quando torno in Europa o in America.
Condividere per tutti quei mesi l’esistenza di una popolazione che in certi casi deve vivere con appena l’equivalente di un quarto di dollaro al giorno mi ha insegnato anche il vero valore degli oggetti. Ora per me è istintivo spegnere la luce uscendo da una stanza, usare la saponetta fino all’ultima scaglia, non buttare nella spazzatura ciò che si può conservare o riutilizzare. Queste esperienze fuori dal comune mi hanno anche insegnato quanto sia meraviglioso condividere le cose con gli altri. Per due anni non mi è stato chiesto nulla, e in compenso mi è sempre stato dato tutto. La generosità dei miei amici della Città della Gioia mi ha rivelato il vero significato di quel bellissimo proverbio indiano che dice: “TUTTO CIO’ CHE NON VIENE DONATO VA’ PERDUTO”.
Tratto dalla postfazione al citato libro.
E’ bello…ma la cosa strabiliante è che non è un pesce d’aprile!!!!
c’è davvero a questo mondo tanto amore…basta volerlo vedere, anche dove meno te lo aspetti…come nel sorriso di un lebbroso.
maria marea
stasera sono triste…e parlavo con un frammento di mare…affinchè a rispondermi sia solo il rumore della risacca.
e parlando al mare….un altro dono di MV…una canzone ascoltata fino a sentirla sulla pelle…desiderare di indossare quelle parole, non immaginerai mai quante volte l’ho ascoltata.
MV…continui a mancarmi…anche se non lo dico più a nessuno…nemmeno a te.
Senza te sono spenta, senza te….non trovo vera gioia.
Mi basta sentirti un attimo e tutti mi dicono: ma guarda che effetto ti fà…sei felice….si….solo quando sento te provo una felicità indescrivibile….eppur mi privo di te, ed anche di questo mi chiedo il perchè – benchè io sappia benissimo la risposta della testa…ma non è la stessa del cuore.
Mi manchi da morire…
Maria Marea
E Maria guardava fuori
e spariva con la mente
sulla scia dei marinai al di la? dell?orizzonte
E Maria guardava dentro alle tasche ai forestieri
E sognava ad ogni incontro di attaccarsi al vento
Al vento per andare via
E Maria imparo’ di tutto
anche come avvelenare con la bocca e con il petto
e a graffiare come un gatto
e Maria lasciò ben poco a quell’uomo che dormiva
Una scia di buon profumo in riva al mare e via
E così se ne andò
senza idea di dove andare
Prese terra in mille porti,
porti da dimenticare
Maria marea
Oltre il mare c’è sempre altro mare
E di più
Maria marea con le ombre più amare nel cuore
E di più….e di più
(Era solo per dimenticare?)
e Maria non incontro’ mai
cuori buoni e intelligenti
solo il petto dei cattivi tatuato coi serpenti
e Maria principessa
era rosa troppo rossa per potersi far toccare da amori senza amore
???
e così se ne ando’ con l’idea di dove andare
cammino’ sulla marea prese l’onda e l’abbraccio’
Maria marea
sotto il mare c’è sempre più mare
e di più
Maria marea
affondare è un po’ come volare
e di più… e di più
E nelle notti di troppa luna
quando il passato balla col presente
sull’isola nella corrente
c’è chi vede Maria ritornare alla sua prima spiaggia
Maria
la sirena regina e selvaggia
Pioggia dolce e pungente sul cuore
Allegra, sfortunata e veloce come un pesce volante
Stella che sbaglia il cielo e cade
imbroglione innocente Maria che sognava tutto e niente
ma è sempre meglio sognare troppo che non sognare
ed è meglio vivere un’ora che non essere mai nati
ed è meglio essere indimenticabili che dimenticati
affondare è un po’ come volare
Maria marea oltre il mare c’è sempre altro mare
oggi ho visto delle immagini ed ho desiderato di essere un pesce…un enorme pesce ed immergermi nelle acque del mare…
immergermi nelle acque del mare….
cosa c’è di più bello del mare?
….
e così è arrivato martedì…finite le feste.
Erano cominciate abbastanza bene…ero serena.
Sabato mattina il poco tempo a disposizione mi impedì di scrivere…avevo voglia di parlare della primavera vista da casa mia.
Primavera a casa mia è la mia canarina che cova nel suo nido….tenerissima.
Non credo che nasceranno dei piccoli…stavolta ha deposto un solo uovo e non sò se il suo nuovo compagno è adatto a lei nonostante il negoziante me l’abbia assicurato.
certo è che convivono serenamente e lui ogni tanto le dedica un bel canto.
Stamattina la imbeccava, non sò se le aveva portato cibo od acqua, ma era un dolce piacere vederli vicini…lui che si prendeva cura di lei dentro al nido.
Primavera a casa mia è il mio piccolo balconcino pieno di colori e profumi.
Si sono finalmente aperte le fresie…le primule e le panzè sono una cornice di colori brillanti.
si…certo…c’è ancora quel vaso da sistemare…dovrei proprio togliere quei rametti secchi di rosmarino, e poi dovrei togliere un pò di erbacce cresciute qua e là…ma….mica può essere perfetto, giusto?
Purtroppo, a parte la luce che invade la casa, l’elenco finisce qui.
Ricordo tempi diversi nei quali mi dedicavo alle famose pulizie di pasqua…e tutto profumava di pulito da cima a piedi.
Sembra che parlo di un’altra vita…e forse è proprio così.
era un’altra vita….ed oggi ne ho avuto conferma.
oggi…che volevo far finta di nulla.
Il desiderio era una giornata come tante di festa di qualche tempo fà…ma era un’altra vita.
Vedere loro …una famiglia “normale”, loro che si scambiavano tenerezze, loro che si prendevano cura e giocavano con entrambi i bimbi, loro che andavano a fare una passeggiata insieme, loro che si scambiavano simpatiche battute…e noi.
Noi…rispetto, educazione, affetto….conversazione squisitamente “tecnica”: vai tu a prendere il pane? si…serve altro?
eppure fino a ieri ….ero serena.
L’altro ieri con i suoi…una gran bella giornata, abbiamo anche reso felice un anziano amico di famiglia – ricoverato in un centro per anziani – con una visita inaspettata…ha riempito il cuore vedere le lacrime di gioia spuntare sui suoi occhi, e poi invece tristezza…mentre ci raccontava che non aveva notizie del figlio da sei mesi.
Ieri con mia madre…altra giornata serena…in fondo non è poi molto che voglio dalla vita.
Ma oggi….oggi era troppo pesante la loro realtà in confronto alla nostra.
E qualcuno impietoso ha inserito la lama della fessura dello scrigno che tiene racchiuso il mio dolore..ha forzato la serratura e lui…è uscito fuori di nuovo.
Ho faticato per smettere di piangere…lo sò che non è un gran bello spettacolo.
Quasi avrei voluto sparire in quel momento…invece con la scusa di andare a vedere i pesci rossi nella fontana…mi allontanai per sfogare velocemente il dolore, nascondere malamente le lacrime, trovare forza per ricacciarle indietro e coraggio per proseguire la giornata come se niente fosse…e poi…dimenticare la paura.
la paura di stare sbagliando tutto.
ma……non è possibile che stia sbagliando.
Non c’è più amore…e quindi non ha senso continuare.
C’è chi dice: devi salvare la famiglia…accontentati di un extra…e salva la famiglia.
………ma come si fà? si deve essere capaci di fare così….io purtroppo non ne sono capace, ci ho anche involontariamente provato…ma non ne sono capace.
Io devo credere in quello che faccio…crederci.
allora riesco a trovare forza per lottare contro il mondo, contro le giornate storte, contro la cattiveria che percorre le strade di tutti i giorni.
Ma come potrei trovare forza in una vita finta? come potrei credere in gesti fatti solo per apparenza? oggi che vedo il mondo con occhi nuovi…
oggi che sembra abbia mangiato il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male della mia vita..e mi ritrovo cacciata dal mio vecchio paradiso.
si…certo…anche oggi vivo così…ma sò che è una condizione temporanea.
F dice che sono bravissima a switchare tra una realtà ed un’altra…
si…forse sono stata brava…ma correvo il rischio di diventare schizofrenica…vivevo realtà irreali, vite a compartimenti stagni…avevo reso la mia vita un appartamento con alcune stanze ed io passavo da una all’altra cambiando mentalmente abito, testa, pensieri, modo di fare e di pensare…perchè? per fuggire da una realtà che non mi faceva stare bene…e sognavo un’altra vita…anzi… vivevo un’altra vita, fatta di sogno…fantastica, parallela…virtuale che però mangiava pezzi di me…MV tu mi hai fatto capire…poche parole: sei monomaniaca. – non finirò mai di esserti grata per quest’atto di Amore, liberarmi dalla follia di te…restandomi comunque vicino.
amore, dolore, lacrime…tante lacrime.
e di me restava sempre meno…sempre meno…ma lentamente, faticosamente ho detto basta. Ho lentamente riconvogliato tutti i ruscelli al corso principale…le illusioni non possono costituire la vita…come scrissi tempo fà…c’è un’enorme differenza tra sogno ed illusione.
ero come un naufrago in vista di terra…rema, rema, rema, rema e rema ancora ma la terra rimane sempre lontana…sembrava di toccarla con una mano…ma rimaneva irraggiungibile.
Non ce la facevo più…ero sempre più debole…e sentivo avvicinarsi il punto di non ritorno…quel punto che oltrepassato non ti consente di tornare indietro.
Io…non volevo tornare indietro…ma …arrivare da qualche parte si!
Se sfinivo oltre ogni possibilità di recupero le mie energie psichiche… come avrei fatto?
era solo alimentare la mia testa di sogni…droghe per dimenticare l’amore smarrito nella mia vita, come diceva MV…quanto è vuota la tua vita? Droghe per non pensare…..droghe mentali per fuggire…per tentare di sopravvivere senza affrontare il vero problema.
Unico fattore positivo…Sono stata incapace di mentire…..e di questo oggi sono felice, fiera di me stessa.
Ora si tratta di ricostruire…cosa? non lo sò ancora esattamente…e soprattutto…non sò cosa mi aspetterà…quanto il mondo mi farà sentire colpevole per le mie scelte, chissà se mi comprenderanno e mi aiuteranno o mi puniranno isolandomi?
nel frattempo…alcuni giorni hanno il sapore amaro di una lenta agonia….
ma c’è un motivo più che valido per queste lacrime, per accettare il dolore: piccola freccia.
Mi chiedo dove troverò il coraggio con lui…
dove troverò la forza…
forse la risposta la sò: nella verità.
anche se farà male…la sincerità però aiuta…aiuta a capire…aiuta a superare e aiuta a ricominciare.
ed oggi pomeriggio…sono riuscita a ritrovare il sorriso…e domani ancora…ed anche dopodomani…
nasconderò la paura ed il dolore…
meglio fingersi acrobati che sentirsi dei nani….
chissà cosa c’è nel mio domani…
il mio tempo
il mio tempo…è qualcosa che mi manca.
forse il problema è che voglio fare troppe cose …e come mi dice qualcuno…mi ritrovo tristemente a constatare che la giornata è famosamente composta unicamente di 24 ore.
dunque…se 8 ore sono impegnate per il lavoro…alle quali aggiungiamo 1 di pausa pranzo…che evapora come una goccia d’acqua nel deserto, e 2 ore circa per spostamenti casa ufficio…restano 13 ore.
fare la spesa al supermercato, faccende domestiche, ecc…diciamo 3 ore.
ne restano 10 che dovrei dedicare a me, alle persone care, ed ai miei interessi.
dedicare tempo a me…significherebbe non andare di corsa al supermercato con o senza lista…ma andare a fare shopping, ovvero bighellonare senza fretta tra una vetrina e l’altra e sognare davanti a qualcosa che mi piace.
dedicare tempo a me…significherebbe passare quelle orette dal parrucchiere, dall’estetista, magari in palestra…
dedicare tempo a chi voglio bene…significa parlare con Piccola Freccia, giocare con lui, verificare come va con i suoi impegni, portarlo a fare delle passeggiate e insegnargli ad amare ciò che amo io.
dedicare tempo a chi voglio bene…significa passare da amici ed amiche vicini e trascorrere del tempo con loro…vederli, sorridergli…oppure pensare agli amici lontani… fare una gran bella telefonata, di quelle chilometriche…o mandare una vera mail nella quale parli di te,…non dedicare pochi istanti frettolosi…perchè una piantina non vive con poche cure, al massimo può malamente sopravvivere.
dedicare tempo a chi voglio bene…significa andare da mia madre… controllarle la corrispondenza, farsi raccontare tutto quello che le capita, farle un po’ di compagnia davanti alla tv mentre vede il suo programma preferito, e raccontare qualcosa di me…con il contagocce…per non ferirla.
dedicare tempo a chi voglio bene…vuol dire usare l’unico modo che ho a disposizione…ovvero il cell…per far sentire a MV che ci sono. Ci sono sempre, non quanto vorrei…ma non dovrei..diciamo che abbiamo raggiunto una sorta di equilibrio che non voglio assolutamente rompere.
dedicare tempo a chi voglio bene…vuol dire non essere frettolosa se qualcuno che si interessa a me mi chiama…anche se ho i secondi contati, ed anche se sò che i discorsi di cui mi vuole parlare…mi stanno, diciamo così antipatici…P non me ne volere…ma…ufffffffffff, proprio non vuoi capire…..
dedicare tempo a chi voglio bene…vuol dire F…un capitolo aperto…e tante cose da dire.
dedicare tempo a chi voglio bene…vuol dire leggere post dei bloggers ai quali sono affezionata, conoscerne di nuovi..provare le emozioni che descrivono…sorridere con loro, soffrire con loro, e pensare a cosa scrivere…perchè costretti in poche righe di commento a comunicare tutto l’affetto che proviamo e l’interesse destato in noi dal post appena letto.
deidicare tempo ai miei interessi …significa trovare tempo per leggere, scrivere…. ascoltare musica…camminare in riva al mare giorno, pomeriggio e notte perchè ogni momento è unico e regala emozioni diverse, passeggiare in quel poco di verde che c’è nella mia città…pensando a quanto sarebbe bello camminare in un vero bosco…magari con un pizzico di paura di incontrare qualche animale pericoloso…chi sà…magari potrebbe esserci una tigre appostata dietro una quercia….eh…il fascino del mistero dei boschi….
sicuramente ho dimenticato qualcosa….quest’elenco certamente non è esaustivo.
insomma….non ho menzionato dormire…certo…in queste famosissime 10 ore dovrei fare tutto quello che ho appena scritto che per me sarebbe prioritario…e poi….dormire.
senza contare che in questi giorni ho un sonno…ma un sonno…ma un sonno…che sembra che non dormo da cinque anni.
forse sarà la primavera…forse sarà l’allergia che mi fà girare un pò rimbambita…o forse sarà che stò ritrovando un pò della serenità persa circa cinque anni fà?
insomma….vorrei scrivere tanto…ho mille pensieri, ricordi, emozioni da lasciare in questo scrigno della memoria….ma stanotte…ops…più esatto dire stamattina lascio questo ricordo: come è bello la sera crollare di sonno…non riuscire a tenere gli occhi aperti…invece di essere tormentati da tristi pensieri assillanti che ti fanno tanto male,
bhè…ieri sera sono letteralmente crollata prestissimo però …mi sono svegliata alle 04.00…mi sentivo riposata ed ho dedicato questo tempo a me.
bhe….un’ultima cosa:sono indecisa se lasciare o no qui gli auguri di buona pasqua…chi sà..magari riesco a farli a tutti individualmente, sarebbe la cosa che vorrei, …ma …con questo sonno…meglio non rischiare:
BUONA PASQUA!
er carattere
Er carattere
Un Rospo uscì dar fosso
e se la prese còr Camaleonte:
– Tu ciai le tinte sempre pronte:
quanti colori che t’ho visto addosso!
L’hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,
er giallo, er verde, er rosso…
Ma che diavolo ciai drent’ar pensiero?
Pari l’arcobbaleno! Nun c’è giorno
che nun cambi d’idea,
e dài la tintarella a la livrea
adatta a le cose che ciai intorno.
Io, invece, èccheme qua! So’ sempre griggio
perchè so’ nato e vivo in mezzo ar fango,
ma nun perdo er prestiggio.
Forse farò ribrezzo,
ma so’ tutto d’un pezzo e ce rimango!
– Ognuno crede a le raggioni sue:
– disse er Camaleonte – come fai?
Io cambio sempre e tu nun cambi mai:
credo che se sbajamo tutt’e due
Trilussa
si…è sbagliato non cambiare mai,
è sbagliato cambiare sempre.
ci devo pensare un po’ sù…in questo periodo di cambiamenti
scrivo qui perchè…
e scrivo qui perchè…mi hanno consigliato di scrivere la mia storia…per aiutarmi a capirmi ed ho detto che avrei seguito il consiglio.
e poi scrivo qui perchè non mi và di dare fastidio a nessuno
…non mi và di farmi sentire ancora piangere…
…non mi và di sentirmi dire: “lo sai che è fatta così, poi le passa…”
stasera eccomi qui come facevo da piccola, quando mi chiudevo nella mia cameretta..
prendevo il mio diario e sfogavo il mio dolore scrivendo,
confidandomi con quell’amico che sapeva ascoltarmi e confortarmi in silenzio.
anche stavolta Mamy mi hai fatto star male, mi hai fatto piangere come quando ero più piccola, poi una bambina, un’adolescente…poi una giovane donna.
mi hai fatto piangere spesso, …mi hai fatto piangere tanto.
ti ho sempre ammirata, volevo diventare una donna forte come te.
Sono stata la tua migliore amica quando papà non c’era più,
ti aiutavo in casa…ti facevo trovare il cuscino profumato quando arrivavi dopo una notte di turno e dovevi riposare la mattina,
ti aiutavo a studiare quando hai preso quel diploma di riqualificazione professionale, siamo anche state colleghe di lavoro per un breve periodo.
ti sono stata figlia, madre, sorella, amica…noi che avevamo poco o nulla di tutto questo.
ma…una croce ho sempre portato sul mio petto, quasi una lettera scarlatta che vedevamo solo tu ed io.
si dice che i figli pagano per gli errori dei padri…o delle madri.
ed io … non sò quando avrò finito di saldare il conto con te.
per te dovevo essere il biglietto da visita…il tuo riscatto.
dovevo essere perfetta…non sbagliare mai: un errore ti rovina la vita.
un errore…l’errore che avevi commesso tu e che non ti era stato perdonato.
l’errore che ti reso la donna stimata che sei oggi
l’errore che ti ha fatto percorrere con forza, determinazione ed audacia la
tua strada ignota, estremamente incerta…ma che era sempre meglio di ciò che eri costretta a subire ogni giorno…hai rischiato ed hai vinto.
tanti ti stimano, ti ammirano.
tu e le tue scelte
tu ed i tuoi errori
io…che avrei dovuto e dovrei fare oggi ciò che tu scegli per me…
perchè “la tua grande esperienza mi eviterebbe errori causa di dolore e sofferenza per me ed altri”
io…che non dovevo sbagliare, ma l’ho fatto…e sbaglierò ancora
io…che voglio costruirmi giorno per giorno la MIA esperienza..non prendere preconfezionata la tua…Io non sono Te: te l’ho detto e ripetuto centinaia di volte…io non sono come te.
voglio imparare sulla mia pelle come hai fatto tu ciò che è meglio per me.
le tue vesti non vanno bene per me, i tuoi pensieri urtano con il mio modo d’essere.
come mi disse il dottor *, è nel dolore e nella sofferenza che si cresce,
ogni tappa evolutiva dell’esistenza passa attraverso un dolore, una separazione.
perchè pensi sia meglio evitarmelo? anzi…cercare di evitarmelo..perchè comunque…non hai il potere di gestire le vite altrui.
pensi che io non vorrei evitare ogni dolore a Piccola Freccia?
ma sò…accetto che non potrò farlo. Lui commetterà i suoi errori, soffrirà, gioirà, amerà e forse odierà…ed io non gli impedirò di fare tutto questo…non gli impedirò di crescere e diventare
un uomo.
io…che voglio decidere della mia vita…anche se sono la prima a non sapere cosa è giusto fare, piena di dubbi e di paure.
domenica abbiamo passato una bella giornata, serena.
con lui…abbiamo giocato….si divertiva un mondo alle mie spalle a riempirmi di pallate di neve
Mi vuole bene, …. e non credo che voglia la guerra…come non la voglio io, l’amore è finito, ma c’è rispetto, stima…affetto.
ti ho parlato con calma dei miei progetti…e tu hai ascoltato…e mi hai capita.
hai pianto di commozione, poi di gioia …eri felice.
ma oggi…di nuovo!
mi rimproveri…sempre.
certo….potresti anche aver ragione…se ha ragione chi vuole vedere il mondo solo attraverso i suoi occhi dimenticando che ci sono altri punti di vista.
mi accusi di tante cose…ed io stasera con una rabbia controllata, male ma controllata…ti ho detto
basta!
basta della tua superbia.
basta che devo capire da sola perchè tu non vuoi chiedere.
basta che se ti accenno una cosa che vorrei fare sembra che ho firmato un patto di sangue con il diavolo.
basta che mi rinfacci tutto quello che hai fatto per me.
basta che tutto quello che faccio io è scontato e giusto che debba farlo, quindi non vale nulla.
basta….che per sentirsi dire che mi vuoi bene devo essere un robot che esegue gli ordini che impartisci.
colpa mia…colpa mia se per gli anni della mia gioventù mi sono comportata così
ti adoravo, cercavo di renderti felice in ogni momento…facevo di tutto per essere quel modello di perfezione che desideravi.
ti amo mamma…ti amo tanto…
sai perchè? perchè nessuno ti conosce come ti conosco io…e sò che donna sei…ma lascia che io diventi una donna come te seguendo la Mia strada.
alcuni pensieri vari
quando gironzolo per i blog mi rendo conto di quanto è bello questo variegato mondo.
e mi piace sopra ogni cosa la voglia di comunicare che si respira, la voglia di agitare una mano, un pensiero…e vedere che qualcun’altro risponde al tuo gesto.
possiamo cercare motivi reconditi, ma io credo che i più lo facciano per avere uno spazio dove incontrarsi, o perchè no…scontrarsi, volare con la mente.
chissà cosa avrebbe pensato un uomo come Socrate di una piazza virtuale… un’agorà tecnologica.
mah…forse lui avrebbe aborrito questo metodo…lui viveva nel tempo in cui la comunicazione era solo ed unicamente diretta….ed a pensarci bene…non era male.
c’è chi non riesce a fare a meno del contatto “vero” per stringere rapporti intimi…chi come me ci riesce benissimo, ancora non sò spiegarmene bene il perchè.
forse perchè il mio modo di percepire è strano…non sò…mi affido alle sensazioni, all’istinto, rielaboro approssimativamente il tutto… e devo dire che l’intuito non mi ha tradito molto spesso.
purtroppo siamo tutti vittime di questo ingranaggio che è la vita dei nostri tempi e dobbiamo fare i conti con il tempo che non basta mai, i soldi che non bastano mai e per qualcuno…l’amore che non basta mai.
normalmente non provo antipatie…ma c’è un’immagine che evoca in me quasi della rabbia.
e’ un nostro ex cliente…ha cambiato consulente.
ecco…questa persona mi irritava. Abbastanza avanti con gli anni, vedovo, una figlia brava ragazza, un’attività artigianale che andava discretamente bene…insomma…nulla da dire se non per il suo aspetto..e non mi riferisco al punto di vista estetico, no.
era l’atteggiamento che trovavo “disumano”.
camminava sempre curvo…lo sguardo fisso a terra…con falsa umiltà.
falsa perchè quando doveva lagnarsi di qualcosa…lo vedevi tentare di raddrizzarsi, ricomporsi e dagli occhi saettavano lampi di cattiveria e ingordigia.
avrei voluto urlargli di raddrizzarsi…di vivere come un essere umano…non come uno schiavo: ricordargli che la schiavitù è stata abolita e tutti hanno sempre il diritto-dovere di guardare gli altri in viso, da pari a pari.
un uomo può essere trasformato in qualcosa di “disumano”, la storia ce lo insegna.
basta toglierti il nome e darti un numero, toglierti il diritto di leggere, di professare la tua fede…stremarti fisicamente e psicologicamente.
come scrisse Levi
…ditemi se questo è un uomo…
…ma scegliere di vivere curvi, piegati sotto il peso di non si sà bene cosa…quasi a proteggere qualcosa chiuso dentro da nascondere…e poi occultare lo sguardo agli altri invece che andarne fieri…insomma…questo atteggiamento mi ha sempre irritato.
ricordo che i primi tempi ero l’unica a provare tale sgradevole sensazione… le mie colleghe mi dicevano che esageravo… era solo un povero vecchietto.
ecco…io penso che il suo atteggiamento fosse proprio studiato per dare quest’immagine distorta di se.
si atteggiava ad essere quasi deforme, debole…innocuo…ma si vedeva in pochi attimi di perdita di controllo che era una postura dell’anima, non un vero stato.
e poco tempo prima che decidesse di andare via…si comportò esattamente come immaginavo, gettò la maschera.
Cinico, calcolatore, molto più forte dell’immagine che voleva trasmettere di se e non fui felice di sentirmi dire dalle mie colleghe che avevo ragione…che non era come sembrava.
Mio padre non mi ha potuto insegnare tante cose…e forse neppure gli importava molto di farlo…non aveva la vocazione del genitore, non è stato il primo, non sarà stato l’ultimo.
ma qualcosa mi ha insegnato: l’onore, la dignità, il rispetto di se stessi.
mille volte mi ripeteva di camminare eretta,
mille volte mi diceva che si doveva rispondere parlando e non facendo cenni con il capo “come un asino”
mille volte mi diceva di guardare in faccia il mio interlocutore,
mille volte mi ricordava di portare con onore il mio nome.
e tante volte…ritrovo forza nel ricordo di queste parole.
quando ti senti quasi uno straccio…vorresti per un attimo gettare la spugna…ma dura poco, molto poco, poi…quello che senti è rabbia…non rassegnazione: mi spezzo…ma non mi piego.
posso anche essere arrivata al punto di non voler esistere…talvolta disprezzando ciò che la vita mi ha regalato…ma ho sempre rialzato la testa, magari rigata di lacrime…ma l’ho sempre rialzata.
dalle stelle alle stalle…non posso farci niente se sono fatta così.
e quando non sarà più il mio tempo…vorrò andare via a testa alta…
Signore…fai che sarà così.
oggi…un giorno così
…che brutta giornata.
forse sarà stato a causa del sonno, dato che stanotte ho dormito solo tre ore e mezza, ma stamattina mi sono svegliata in uno stato d’animo molto diverso da quello di ieri.
Ieri è stata un’oasi nel deserto.
una bella giornata, abbastanza serena tutto sommato, come non ne passavo più da tempo.
Non che tutto fosse filato liscio…ma, stanotte mentre gironzolavo per i blog lasciando saluti e messaggi,…e poi anche dopo…quando il sonno era passato e sono rimasta a leggere un altro po’ di pagine dell’ultimo libro che mi distrae dalla vita (Nel bianco di K. Follett)…insomma ero serena…anzi…potrei azzardare felice.
oggi..uno strano sortilegio ha incantato questo giorno avvolgendo ogni minuto di una grigia e fredda nebbia.
in realtà il problema è che oggi ho pensato tanto a MV.
mi manca…cerchiamo reciprocamente di allontanarci…anch’io faccio la mia piccola parte: ma mi manca…mi manca da morire.
lui è la malattia dalla quale non riesco…e forse non voglio guarire.
non posso averlo, non voglio averlo a certe condizioni…ma pensarmi senza di lui è come pensare di sopravvivere senza ossigeno.
e poi…la mia vita che talvolta in giornate come questa…mi sembra sia piena di falle…mi arrampico con le unghie e poi…il terreno frana e riprecipito giu.
e stasera…uno dei miei errori ricorrenti ha preso il sopravvento…il cuore nello stomaco, fino quasi a star male.
…cosa provo…vedendo la mia forza di volontà sotto le scarpe…io che talvolta sono forte…”da una cerebrale come te…nessuno se lo aspetta”
ma è “la vita che unita al dolore si ciba di te e della tua strada sbagliata”, domani sarà diverso, domani sarò forte, domani sorriderò…ma oggi no.
Mai nata
Passa passa passa
Poi imprechi ma non passa mai
La tua fame è sveglia, cazzo,
no, non va mai a dormire lei!
Sogni sogni sogni
Ma sai già poi quanto costano
Qualche notte in piedi a sopravvivere al fatto che
Non è la realtà
E la conosci già
La fine che farà
La tua forza di volontà
Andrà a farsi fottere
Ti dicono “sii forte” si…
ma son bravi a parlare
Che ne sanno di che hai dentro
In quel frigo….si freddano le lacrime
In dispensa….rinchiudi le tue ansie e poi
Sotto il letto….nascondi la tua polvere
Poi non dormi….ti chiudi e rifletti
E’ la vita
che unita al dolore si ciba di te
e della tua strada sbagliata
E continui a pensare, placando il tormento,
che bello se non fossi mai nata
Salpa salpa salpa
Il raziocinio toglie l’ancora
Da una cerebrale come te nessuno se lo aspetta
Parli parli parli
Sei un vulcano inarrestabile
Treno più che rapido, efficiente poco timida
Ma ti hanno detto mai
Che devi amarti un po’
Puoi rallentare e poi puoi
Pensare un po’ più a te
Che sicurezza mostri se
i casini sai risolvere
Ma i problemi tuoi
Non li affronti proprio mai
In quel frigo….si freddano le lacrime
In dispensa..rinchiudi le tue ansie e poi
Sotto il letto….nascondi la tua polvere
Poi non dormi…ti chiudi e rifletti
E’ la vita che unita al dolore si ciba di te
E della tua strada sbagliata
E continui a pensare, placando il tormento,
che bello se non fossi mai nata
E non passa più
E non cambia mai
Cuore nello stomaco
Testa senza eroi
E’la vita che unita al dolore si ciba di te
E della tua strada sbagliata
E continui a pensare, placando il tormento,
che bello se non fossi mai nata….
Ma la smetti?
Rilassati!
Forza reagisci… sei Te che condizioni la Tua strada
E , su, prova a pensare che bello sarebbe se invece
Amassi un po’ di più la tua vita.
(T. Ferro)
lo sò…dovrei amare la mia vita…ma non ci riesco.
amo il mondo, amo la natura…come disse MV “vuoi bene a troppa gente”…ma non riesco a voler bene a me.
vorrei essere…diversa
vorrei che la parte più piccola e migliore di me
la bambina pulita che crede nel buono e nel bello del mondo,
quella che era piena di fiducia nella vita perchè non aveva sofferto,
non era stata tradita da altri e da se stessa…
quella bimba che c’è dentro di me…
riuscisse ad aiutarmi….mi insegnasse a volermi bene.
ma lei è triste…neanche lei talvolta sà come aiutarmi.
ogni vita
Ogni vita converge verso un centro –
espresso – o silenzioso –
nella natura umana di ognuno esiste
un fine –
appena confessato a se stesso
troppo dolce
perchè la fede osi
arrischiare –
con grande cautela adorato – come un cielo
di fragile vetro
irraggiungibile come irraggiungibile
dalla mano il manto dell’arcobaleno –
e tuttavia con ostinazione inseguito
– più certo – per la lontananza
e alto – come per la diligenza lenta dei Santi –
il cielo –
mai raggiunto – è possibile – dalla scarsa
avventurosità di una vita –
ma è proprio allora
che l’eternità concede di provare – ancora.
1863 – E. Dickinson
un fine troppo dolce perchè la fede osi arrischiare…
e fonte delle mie parole, parole che sembrano di resa
“non me la sento”
e poi…irraggiungibile fine, con ostinazione inseguito…
altri tentativi di raggiungere il manto dell’arcobaleno
non arrendersi…non arrendersi all’evidenza…
assurdo, pazzo comportamento
chissà se tu capisci il perchè del mio “contraddittorio”
comportamento e chissà quali sono i perchè del tuo comportamento…
…
entrambi con le mani tese ad agguantare un inafferabile cielo.